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Riforma pensioni verso la fine di quota 100: le proposte sul tavolo

Riforma pensioni verso la fine di quota 100: le proposte sul tavolo

Dopo un anno e mezzo dalla sua introduzione, quota 100 (qui il testo del D.l. 4/2019) va verso il suo capolinea con la fine del triennio di sperimentazione. Il futuro di questa formula è materia di discussione tra le parti sociali ed il Governo.

La fine di quota 100

La crisi economica, legata al Coronavirus, ha creato ripercussioni economiche anche sulle pensioni. Il Pil nazionale è, infatti, un elemento che incide sul calcolo dell’importo dell’assegno pensionistico nell’attuale sistema contributivo, con conseguente necessità di trovare nuove soluzioni in materia di pensioni anticipate.

Nonostante la crisi, resta necessario facilitare il cambio generazionale nel mondo del lavoro, obiettivo questo che era tra i fondamenti di quota 100, ma che nella pratica non ha ottenuto i risultati sperati, dato che il turn over è stato oggettivamente molto inferiore alle aspettative.

Riforma pensioni: chi ne ha usufruito e le difficoltà per le donne

Quante sono state le pensioni anticipate richieste nell’ultimo anno e chi ha maggiormente usufruito di questa possibilità?

Riportiamo qui di seguito i dati indicati dall’Osservatorio flussi di pensionamento dell’Inps. Il totale delle pensioni liquidate nel primo trimestre 2020 è di 157.038 con un importo medio pari a € 1.128; è stata rilevata, però, una riduzione delle domande di pensione anticipata rispetto al 2019, riportando ad una quasi parità con le pensioni di vecchiaia.

La percentuale delle pensioni femminili su quelle maschili ha un valore superiore di 5 punti rispetto al 2019, passando con un sorpasso delle prime rispetto alle seconde nel primo trimestre 2020. Per quanto riguarda la differenza tra le pensioni anticipate delle donne rispetto a quelle degli uomini, nel primo trimestre 2020 sono 11.130 le donne che hanno ottenuto la pensione anticipata, pari al 32% delle richiedenti; la percentuale aumenta invece per le pensioni di vecchiaia, salendo fino al 50%.

Questo dato conferma ancora una volta la difficoltà per le donne di poter usufruire di un pensionamento anticipato, nonostante quota 100 o altre formule come opzione donna, per il quale sono richiesti più contributi e carriere più costanti.

Si riporta qui di seguito una tabella che indica quando si può andare in pensione con quota 100.

Quando andare in pensione con quota 100

Recovery Fund e nuovo patto generazionale

Cosa succederà quando termineranno i tre anni di sperimentazione di quota 100? Riportiamo qui di seguito alcune ipotesi che si sono andate a sviluppare negli ultimi tempi.

Se sembra poco verosimile un aumento dell’età pensionabile, una delle proposte fatte è introdurre una riforma pensioni anticipata basata esclusivamente sui contributi versati. Questa formula, tuttavia, penalizzerebbe chi ha lavorato in maniera discontinua.

Un’altra ipotesi è quella di incrementare la possibilità di uscita anticipata dal mondo del lavoro, appoggiandosi ai fondi pensione privati con agevolazioni a carico dello Stato e potenziando strumenti già in essere come RITA (Rendita Integrativa Temporanea Anticipata).

Un’ulteriore proposta presentata negli ultimi giorni e ritenuta interessante da più parti, è quella di introdurre una flessibilità intorno ai 62 anni, riallineando il sistema previdenziale italiano a quello europeo e garantendo una tutela alle persone che saranno espulse dal mercato del lavoro a causa delle conseguenze della crisi economica.

Tutte queste proposte sono ancora in stato embrionale ed ancora non è chiaro l’indirizzo che si vorrà prendere per il futuro. Quello che è sicuro è  che, anche alla luce di possibili finanziamenti da parte dell’Unione Europea, sarà necessaria una riforma pensioni.

Next Generation EU e riforma pensioni

La Next Generation EU, il nuovo strumento per la ripresa da 750 miliardi di Euro, comprende anche il Recovery Fund, definito da Ursula Von Der Leyen un “patto intergenerazionale”. Per l’Italiasi tratta nello specifico, di 80 miliardi di Euro di sussidi e 90 miliardi di prestiti, che andranno impiegati per attuare riforme ed investimenti in specifiche aree indicate dalla Commissione Europea.

Riprendendo quanto la stessa Von Der Leyen ha dichiarato rivolgendosi al Presidente del Consiglio Conte nella seduta inaugurale della consultazione nazionale italiana degli Stati Generali dell’ economia il 13 giugno 2020:

“Nel tuo piano citi la necessità di ridurre la burocrazia, di rendere più efficiente il settore pubblico, di proteggere le opere pubbliche dalle mire della criminalità organizzata.”

La competenza e la qualità dell’amministrazione pubblica italiana saranno fondamentali affinché si possano spendere al meglio le nuove risorse di Next Generation EU. Per questo motivo, sembra chiaro che la prossima riforma previdenziale dovrà andare verso una semplificazione delle pratiche burocratiche ed una maggiore efficacia nello sviluppo di sistemi che favoriscano finalmente il cambio generazionale nel mondo del lavoro.

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